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Besana nelle parole delle bambine e dei bambini

Nei mesi di marzo e aprile 2005, sei classi di terza elementare della scuola Don Gnocchi di Besana e della scuola Renzo Pezzani di Villa Raverio hanno partecipato al progetto Brianzainfanzia.

Alla base di questa esperienza vi è l'intenzione di raccontare il territorio di Besana attraverso l'osservazione dei più giovani.
Cosa è il masso erratico di Valle del Guidino per chi ha sette o otto anni?
Gli occhi dicono che è grande, che vicino passa la ferrovia, l'apprendimento dice che ci sono state ere lontane da cui proviene...
I bambini hanno perciò detto che erratico vuol dire enorme, tanto da fermare il treno, o che ci vuole un treno per smuoverlo, o che viene da Ere lontane, perchè il suono err è presente in Era. Nessuno, o quasi, collega erratico al verbo errare e, se lo fa, è per l'accezione di sbagliare, non di vagabondare, perchè sbagliare è azione della esperienza, vagabondare no, e nemmeno lo si usa abitualmente nel parlato.

Il bambino non dimostra di essere così fantasioso, ma raziocinante: con pochi elementi a disposizione si costruisce una teoria di conoscenza. Però una volta informato che errare vuol dire anche muoversi senza una meta precisa, il bambino userà questo significato senza difficoltà. Meglio se ciò avviene tramite un racconto fantastico: il masso erratico è un masso che va a spasso, un pellegrino che scivola come un serpente, dal momento che ha struttura di silicio serpentino.

Se guardi la mappa di Besana vedi solo strade, chiese, se guardi la forma della mappa vedi una farfalla, un cagnolino, un maialino. Se osservi all'orizzonte vedi il campanile trasfigurarsi in giraffa, in topolino.
A questa età l'apprendimento passa attraverso la relazione e l'immaginario: la voglia di cartoni animati, non è forse il desiderio di interpretare le cose con tenerezza e immaginazione?

I bambini hanno scritto poesie a partire dalla strada che preferiscono, dagli odori che hanno annusato, dalle cartoline di Besana, hanno ridisegnato i contorni delle mappe, reinventato una storia per il magnifico e un po' misterioso sasso del Guidino.

Qualcuno lo chiama gioco, ma è fatica: innanzitutto fatica di uscire da sè, poi fatica di uscire dallo stereotipo del buon senso comune, infine di entrare in rapporto con la parola come se fosse una persona.

La conseguenza è che la conoscenza del territorio si fa più a misura di bambino e paradossalmente più precisa, perchè per raccontare le proprie sensazioni bisogna osservare bene lo spazio, meglio di quanto si è soliti fare per abitudine, osservare anche se stessi in relazione allo spazio e alla storia.

Ringraziamo:
la professoressa Gianna Gelmi